NEWS

I ritardi digitali che penalizzano di più il cittadino italiano

L’Italia è in ritardo sul digitale, sì, ma non su tutti i fronti. Lo dicono i dati riportati dalla Commissione europea. Le aree su cui siamo più indietro sono la digitalizzazione di PA e cittadini, mentre abbiamo fatto ottimi passi avanti sulla digitalizzazione delle imprese e sulle infrastrutture banda larga. Soprattutto è complicato cambiare nella PA, dove il digitale richiede nuovi modi di lavorare, nel back office, prima che sia possibile offrire servizi pubblici su canali digitali.

Di base, c’è che negli enti molti servizi non sono digitali. Non c’è nessun obbligo a riguardo, per i Comuni per esempio, a rendere digitali i propri servizi. Il lavoro del piano triennale però toglie alibi alle Pa, forzando il sistema a investire in una direzione precisa. Ma non è finita, perché secondo un sondaggio il 60 per cento degli italiani non si accontenta di servizi digitali della PA. Vuole servizi automatizzati. Ridurre al minimo i contatti con l’amministrazione.

Le Pa hanno già molti dati su di noi, non hanno in teoria davvero bisogno di chiederceli ogni volta, per esempio nella dichiarazione di redditi o nel DURC. Li chiedono perché non riescono ancora a utilizzare bene i dati al proprio interno, a farli circolare tra le PA. Anche su questo fronte stanno lavorando AgID e Piacentini, con il modello di interoperabilità del piano triennale.

In sintesi, per migliorare la situazione della PA digitale, servono tre cose:

  • Accelerare i processi di digitalizzazione dei servizi pubblici. Gli italiani ci dicono di essere stufi di andare agli sportelli
  • Semplificare le interfacce dei servizi, perseguendo le iniziative di semplificazione e design avviate dal Team per la trasformazione digitale
  • Far sparire proprio alcuni servizi, automatizzandoli il più possibile facendo leva sull’interoperabilità dei sistemi informativi pubblici